Dietro il profumo
Fabrice Pellegrin ricevette una richiesta insolita: creare l’odore della carta. Partì da una pagina bianca e usò riso al vapore e semi di sesamo per suggerire la consistenza della carta di riso e il segno dell’inchiostro.

Dall'apertura di muschio al fondo di sesamo, passando per mimosa: un profilo muschiato e cipriato.

Fabrice Pellegrin ricevette una richiesta insolita: creare l’odore della carta. Partì da una pagina bianca e usò riso al vapore e semi di sesamo per suggerire la consistenza della carta di riso e il segno dell’inchiostro.
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Il punto qui è la texture più che le note: muschio e sesamo che fanno carta pulita, una cipria secca senza fiore. Si riconosce in un attimo, ma solo da vicino. Il limite è la presenza: scia bassa e durata media, quindi resta un'intimità, non un profumo che riempie la stanza. A prezzo pieno lo giudichi su questo, non sulla scia.
l'idea della carta funziona finché resti a contatto: muschio e sesamo fanno una superficie morbida, quasi tattile. Il problema è la mimosa, che spinge tutto verso la cipria e ammorbidisce il concetto. Da lontano non è un foglio bianco, è solo una traccia pulita che non si qualifica. Contesto giusto: ufficio, chi ti sta vicino. Come presenza non esiste, e al prezzo Diptyque la scelta è netta.
Il muschio c'è ma il fondo sesamo lo sposta verso il cipriato, non verso il bucato. Da lontano è un sussurro, da vicino ha carattere: la mimosa lo tiene morbido senza farlo scivolare nel dolce. Il vero limite è il contesto più che il profumo, in ufficio si fa sentire, in una stanza sparisce. Per me va bene così.